Una recensione per Scufute

“SCUFUTE ROSSE VA ALLA GUERRA”: UNA FIORITURA DI EMOZIONI

In un bellissimo bouquet di fiori, le diverse varietà si confondono. Ma un unico stelo, seppur solo, può emergere in tutta la sua delicata prorompenza. La compagnia teatrale Estragone l’ha capito, e ha puntato tutto su un solo elemento: Norina Benedetti, che col suo monologo si impadronisce della scena per 75 minuti, sotto la regia di Carolina De La Calle Casanova. Come il papavero, tanto fragile, che però rappresenta il sangue versato da tanti giovani per la loro Patria, il fazzoletto rosso indossato dalla protagonista racchiude le mille sfaccettature che la Grande Guerra ha portato con sé.

Scufute Rosse (Cappuccetto Rosso) è infatti la storia di Virginia, una bimba che si ritrova coinvolta nella devastazione di un’Italia sospesa tra la disfatta di Caporetto e l’occupazione. In una scenografia volutamente minimalista, le vicende di Virginia e della sua famiglia si snodano tra Udine, San Vito al Tagliamento e Sclaunicco, in un Friuli dilaniato e snervato dal conflitto, osservato dall’occhio sognante della piccola, ma anche da quello consapevole e disincantato di una Virginia ormai anziana, che racconta la sua infanzia rubata alla nipotina venuta a farle visita, Norina.

All’inizio dello spettacolo, la piccola Norina racconta che, nell’ascoltare i ricordi della nonna, ha l’impressione di essere davvero presente a quei fatti, ed è la stessa sensazione che percepisce lo spettatore: è presente quando Virginia ritrova il fratello Redento; è accanto a lei quando si adagia stremata sulla paglia della stalla ed è lì quando, ormai anziana, si alza a fatica dal letto per accogliere la nipote. È presente persino mentre la protagonista, anziché attraversare a piedi mezzo Friuli per raggiungere Sclaunicco, monta su un’immaginaria scopa volante, che le permette di guardare dall’alto il territorio devastato: non si tratta solo di un espediente teatrale, ma anche di un messaggio di speranza, quello di una ragazzina che osa continuare a vivere una parentesi di fantasia, nonostante veda intorno a sé nient’altro che morte e disperazione, «il pandemonio», come lo definirà molti decenni dopo.

Questa rappresentazione è il risultato di uno studio attendo di documenti e testimonianze dirette, che sottolinea l’aspetto più umano della guerra, attraverso l’uso del dialetto e di un sottile gioco di luci caldo – fredde voluto appositamente per evidenziare i momenti più salienti della performance e creare spazi figurativi che esulano dal palco. Il vecchio registratore custodito in soffitta dà l’ennesimo tocco magico: le registrazioni vocali e canore contribuiscono a formare un’atmosfera intima.

Lo spettacolo rivela non solo le grandi doti di Norina Benedetti, ma costringe il pubblico a toccare con mano la vasta preparazione tecnica della protagonista. Benedetti infatti, misuratasi sia come attrice che come regista, nella sua carriera ha spaziato dalla commedia al dramma, senza mai smettere di porsi in discussione con corsi di formazione e stages di approfondimento teatrale. Uno studio costante e appassionato che ha garantito a “Scufute Rosse va alla guerra”, in occasione della rassegna “Teatro a tema” (Trieste 2014), i premi come Spettacolo più gradito dal pubblico e come Miglior Spettacolo “per l’altissima e completa testimonianza di un teatro che vuol essere non solo momento creativo, ma nutrimento fondamentale della coscienza umana”.

Un vortice di emozioni, di drammaticità mista a ironia, di storia locale amalgamata alle vicende nazionali della Grande Guerra, una storia familiare donata allo spettatore, riportata con un punto di vista del tutto originale. Urlato, poi sussurrato. Dirompente, ma in punta di piedi. Che coinvolge, diverte, esaspera, incuriosisce. Un’immersione in un teatro sano e puro, commovente e delicato, ma al tempo stesso impietoso ed impetuoso: come un vento implacabile che tormenta un papavero rosso.

Monica Cristante per la rivista teatrale “Inscena”